Il controllo delle armi comunista

di David B. Kopel

I comunisti e gli altri dittatori hanno perfettamente ragione nel temere una popolazione armata. Con poche eccezioni, i paesi del Patto di Varsavia hanno affrontato finora la transizione dalla dittatura alla democrazia senza violenza. Questo prova che nel mondo moderno il diritto a portare armi non ha più alcuna relazione con la libertà politica? Per nulla.

Il collasso dell'impero sovietico non è iniziato a Grenada nel 1983, o in Polonia nel 1980, ma in Afghanistan nel 1979. Nel dicembre di quell'anno, il Segretario Generale Brezhnev ordinò un attacco a sorpresa al vicino a sud dell'URSS, per puntellare un regime comunista locale che era sul punto di essere rovesciato dai guerriglieri musulmani.

L'Armata Rossa si impadronì rapidamente delle città e prese il controllo del governo. La maggior parte del mondo pensava che la conquista sovietica sarebbe stata completata nel giro di qualche settimana, e anche l'Afghanistan sarebbe stato assorbito nell'URSS come "Repubblica" comunista.

Ma gli afghani, come gli svizzeri, sono un popolo di montagna fiero ed indipendente che ha mantenuto la propria libertà per secoli attraverso la forza delle armi. La cultura delle armi in Afghanistan è forte come in qualsiasi altro luogo del pianeta. Gli afghani avevano una lunga tradizione armata. Usando strumenti inferiori a quelli del catalogo dei Sears, gli esperti afghani di armi iniziarono a fabbricare versioni casalinghe dei fucili Kalashnikov in dotazione all'esercito sovietico. I produttori pakistani al confine trovarono nella vendita ai ribelli di armi fatte in casa un business profittevole.

E il popolo afghano sapeva bene come usarle. Un comandante ribelle spiegò a un reporter del New York Times che "tutti gli uomini vengono istruiti sull'uso delle armi dall'infanzia, nei loro villagi".

L'esercito dell'impero Sovietico provò ogni espediente a disposizione: bombardamenti a tappeto, guerra chimica, esplosivi da guerra camuffati da giocattoli affinchè i bambini li raccogliessero, distruzione delle colture per affamare e sottomettere la popolazione. Quando l'esercito americano iniziò a fornire missili Stinger ai ribelli nel 1986, i sovietici persero il controllo dei cieli. Il Cremlino riconobbe che la sua brama imperiale andava al di là delle sue capacità, e il ritiro sovietico dall'Afghanistan ebbe inizio.

Ma era troppo tardi per il Cremlino; i combattenti afghani avevano già accentuato il crollo dei tasselli dell'Impero sovietico. In Polonia, nei primi anni Ottanta, Solidarnosc aveva dato il via a una rivoluzione sociale. Il leader sindacale Lech Walesa aveva aiutato e sostenuto i ribelli afghani creando al contempo uno spazio vitale essenziale per Solidarnosc. Impantanato in una guerra impossibile da vincere in Afghanistan, l'esercito sovietico si dimostrò riluttante a intraprendere un'invasione della Polonia per sconfiggere Solidarnosc.

All'interno dell'Unione Sovietica, il fallimento dell'invasione dell'Afghanistan ravvivò lo sdegno popolare contro un regime che mandava i suoi giovani a morire per nulla. Persino i burocrati del Partito Comunista iniziarono a constatare che l'esercito non era una soluzione infallibile ai problemi sovietici.

Negli ultimi mesi del 1989, il declino sovietico ha raggiunto uno stadio avanzato e i governi comunisti sono stati pacificamente spodestati in Polonia, Germania Est, Ungheria, Cecoslovacchia e Bulgaria. Il possesso privato di armi ha avuto poco a che fare col cambio di potere in questi paesi. In ogni nazione, l'economia stava andando in pezzi, e quando Gorbachev riferì ai paesi comunisti dell'Europa orientale che essi erano liberi, i governi comunisti si arresero alla marea montante delle pressioni popolari.

Nel 1989 la libertà ha potuto giungere nell'Europa dell'est grazie alle auto-limitazioni dell'esercito sovietico. La libertà poteva arrivare una generazione prima, ma fu ripetutamente schiacciata dall'armata rossa: nella Germania Est nel 1953, in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968. Una delle ragioni che garantirono il successo dell'esercito sovietico in questi sanguinosi episodi di assoggettamento era il fatto che i popoli della Germania Est, dell'Ungheria e della Cecoslovacchia non disponevano di armi con le quali combattere una guerriglia. Se i polacchi e i cechi e gli ungheresi fossero stati ben armati come gli afghani, l'Europa orientale non avrebbe dovuto attendere fino al 1989 perchè il Cremlino le concedesse la libertà.

Infatti, la testimonianza migliore del potere di un popolo armato è l'energia con cui i dittatori del Patto di Varsavia fecero rispettare il controllo delle armi. Quando i comunisti presero il controllo della Bulgaria il 9 settembre del 1944 confiscarono immediatamente ogni arma in mano ai privati.

Nella Germania Est, il possesso di armi fu dichiarato illegale, sebbene ai cittadini fosse permesso di noleggiare armi da caccia per un giorno.

Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Ungheria era governata da una coalizione di democratici e comunisti. Preparando il terreno per la conquista del potere da parte dei comunisti, Laszlo Rajk, il Ministro comunista degli Interni, ordinò lo smembramento di tutti i circoli di caccia e tiro, allo stesso modo delle altre organizzazioni che potevano rappresentare una minaccia al potere del governo. Rajk affermò di aver agito "al fine di proteggere in maniera più efficiente la struttura democratica dello stato".

La Polonia, d'altro canto, ha permesso una detenzione limitata di armi registrate attraverso una licenza concessa dalla cosiddetta "Milizia del Cittadino". Nel dicembre del 1981, il dittatore polacco, il Generale Jaruzelski, decise che Solidarnosc si era spinta troppo in là. Proclamò la legge marziale, arrestò tutti i leader democratici che riuscì a scovare e ordinò che tutte le armi da fuoco e le munizioni fossero consegnate al governo.

Ma in nessun altro luogo il controllo delle armi fu accanito come in Romania. La dittatura di Nicolai Ceausescu si servì di liste di registrazione per confiscare tutte le armi controllate da privati. Il governo registrò (ma non confiscò) anche le macchine da scrivere.

Ceausescu, il "Compagno Comandante Supremo", si divertiva nella caccia all'orso con il suo consueto fucile inglese Holland & Holland. La Securitate (la polizia segreta) confezionava tutti i suoi abiti, inclusi i completi da caccia in stile tedesco. Ogni capo d'abbigliamento veniva indossato solo una volta e poi bruciato.

L'abilità sportiva non era caratteristica di Ceausescu. Squadre della polizia forestale rumena passavano il loro tempo allestendo un'area per la caccia all'orso. I ranger legavano parte di un cavallo morto presso uno stagno. Quando un grande orso iniziava a mangiare laggiù, i ranger lo riferivano a Ceausescu, il quale arrivava in elicottero alle tre del mattino e se ne andava con la pelle dell'orso verso le cinque.

Frustrato dall'aver mancato qualche colpo nell'oscurità, Ceausescu fece rubare dalle sue forze di Sicurezza degli apparecchi a raggi infrarossi in dotazione agli eserciti dell'Occidente, per le sue battute di caccia notturne. Anche gli alti funzionari dei partiti comunisti delle altre nazioni, come la Germania Est e la Cecoslovacchia, amavano la caccia e mantenevano costosi padiglioni venatori a spese dello stato, mentre al popolo mancavano la carne e la frutta.

Il regime di Ceausescu cadde quando l'esercito rumeno si rivoltò contro il governo, e si rifiutò di sparare ai manifestanti nelle strade. Se i rumeni fossero stati ben armati, la popolazione non sarebbe stata sottoposta a 45 anni di brutale dittatura, aspettando finchè il regime non avesse allontanato anche gli ufficiali dell'esercito comunista.

Nei giorni seguenti alla rivoluzione, la polizia segreta di Ceausescu, la Securitate, intraprese una feroce campagna controrivoluzionaria contro la popolazione, molto simile a quella portata avanti dai battaglioni "Dignity" di Manuel Noriega dopo l'invasione americana.

Nel dicembre del 1989, sia i panamensi che i rumeni presero le armi per difendersi dopo che le rispettive dittature erano crollate. Un buon numero di panamensi possedeva già armi ed era capace di formare velocemente Comitati di Vigilanza per proteggere i propri quartieri.

La maggior parte dei rumeni, non aveva mai toccato una pistola fino a che non raccolsero un fucile d'assalto Kalashnikov dalle mani senza vita di un soldato della Securitate. Si può solo speculare sul numero di cittadini eliminati dalla polizia segreta a causa del fatto che i primi non avevano idea di come sparare con un'automatica, come ripulire la camera di un'arma o come usare il mirino di un fucile.

Le fiamme della rivoluzione sono state per la prima volta accese nell'Impero sovietico dai coraggiosi afghani, che hanno impugnato le armi e sacrificato le loro vite affinchè la loro nazione non scomparisse dalla faccia della terra.

 

(Gun World, 1990)

http://www.davekopel.com/2A/Mags/crcommst.htm


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