Dio crede nel controllo delle armi? 

di David B. Kopel 

"State compiendo l'opera di Dio", ha ricordato a Sarah Brady lo sponsor del Brady Bill Charles Schumer nel corso di una seduta congressuale. E si potrebbe forse affermare che se a Dio ci sono voluti sette giorni per creare il mondo, noi non saremmo capaci di comprare un'arma in meno tempo.

Ma Dio appoggia davvero il Brady Bill? Verrebbe certamente da pensare di sì, dato l'enorme numero di organizzazioni religiose cattoliche, protestanti ed ebree che hanno approvato il Brady Bill e hanno appoggiato virtualmente ogni altra proposta di controllo delle armi. L'esercito anti-armi di Dio è notevole non solo a Washington, ma anche nelle assemblee legislative di stato.

Quest'anno, ad esempio, quando i legislatori hanno dibattuto delle leggi che avrebbero permesso ai cittadini addestrati e muniti di autorizzazione di ottenere un permesso per portare una pistola a fini di protezione, alcuni degli avversari più agguerriti sono stati i gruppi religiosi. Tuttavia, la rappresentanza del National Council of Churces non compare alle sedute parlamentari provvista di dati criminologici. Piuttosto, le persone che affermano di testimoniare in nome della "comunità religiosa" esprimono un'opposizione "morale" all'uso mortale della forza contro un'aggressione.

Lo stesso punto di vista è il cuore del bando federale alle cosiddette "armi d'assalto", che tenta di tracciare una linea fra le armi "sportive" buone e quelle "militari" cattive. Tale visione muove in maniera simile l'obiettivo dichiarato, a lungo termine, dell'organizzazione di Sarah Brady, Handgun Control, Inc. - mettere fuorilegge il possesso di armi da fuoco per autodifesa. All'interno del movimento proibizionista, non si deve scavare molto per incontrare la convinzione devota e abbracciata in maniera robusta per cui la NRA e simili sono associazioni composte da individui moralmente rincretiniti, perchè credono nel rispondere alla violenza con la violenza. 

Ma l'ostilità verso l'uso legale della forza per difesa è l'unica posizione moralmente legittima? Le autorità morali in cui la maggior parte degli americani ripone la propria fiducia dicono qualcosa di diverso. Il Libro dell'Esodo assolve chiaramente il proprietario di casa che uccide un ladro. (Esodo 22:2, "Se il ladro è trovato mentre sta facendo una breccia nel muro ed è colpito a morte, non ci sarà per lui la vendetta di sangue")

Il Sesto Comandamento "Non uccidere" si riferisce solo all'omicidio e non proibisce di togliere la vita in determinate circostanze; è da notare che la legge del Sinai richiede precisamente la pena capitale per un ampio numero di aggressioni.

Poco prima, nella Bibbia, Abramo, il padre della nazione ebraica, apprende che suo nipote Lot è stato fatto prigioniero. Abramo chiama subito a gran voce i suoi servi, dà il via a una missione di salvataggio, trova coloro che hanno catturato il nipote, li attacca e li sconfigge, liberando quindi Lot (Genesi, 14). Il ricorso alla violenza per salvare un prigioniero innocente viene presentato come la scelta più appropriata dal punto di vista morale.

La maggior parte dei proibizionisti che guardano alla Bibbia per ottenere sostegno non cita specifiche interdizioni delle armi (non ve ne sono) ma punta piuttosto ai passaggi generici concernenti la pace e l'amore, come "Non vendicatevi contro chi vi fa del male. Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu presentagli anche l'altra" (Matteo 5, 38-39); "Amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano" (Matteo 5, 43); e "Non rendete a nessuno male per male" (Romani, 12:17). Nessuna di queste esortazioni viene tuttavia espressa in un contesto di pericolo imminente per la vita. Uno schiaffo sulla guancia è un colpo all'orgoglio, non una minaccia alla vita.

Il Reverendo Anthony Winfield, autore di Self-Defense and the Bible, suggerisce che questi versi ordinano ai fedeli di non cercare vendetta per azioni malvagie e di non esibire rancore verso quelle persone che hanno fatto loro del male. Egli indica il passo: "Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace" (Romani, 12:18) per dimostrare che, in situazioni estreme, potrebbe non essere possibile vivere in pace.

Un'ulteriore prova che il Nuovo Testamento non ordina il pacifismo universale si trova nelle missioni di Giovanni Battista e di Pietro, i quali predicarono ai soldati che avevano convertito. Nè Giovanni nè Pietro richiesero che i soldati posassero le armi o si trovassero un altro lavoro. (Luca, 3:14; Atti 10: 22-48). Giovanni disse ai soldati: "Non portate via soldi a nessuno, nè con la violenza nè con false accuse", così come ammonì gli esattori: "Non prendete niente di più di quanto è stabilito dalla legge". La chiara implicazione è che essere un soldato (o un esattore) non è di per sè sbagliato, finchè il potere intrinseco non viene usato per scopi personali.

Ovviamente, la grande maggioranza dei proibizionisti non vede nulla di sbagliato nei soldati che portano armi e uccidono la gente se necessario. Ma se - come il Nuovo Testamento sottintende - è possibile essere un buon soldato e un buon cristiano, allora è impossibile affermare che il Vangelo proibisce sempre l'uso della violenza, indipendentemente da quale sia il fine. Le storie dei soldati confermano la tesi di Winfield che i generici passaggi di "pace e amore" non sono proibizioni assolute all'uso della forza in tutte le circostanze.

Tale atteggiamento di accettazione verso il possesso di armi è limitato ai soldati professionisti? Per nulla. In occasione dell'Ultima Cena, le istruzioni di Gesù agli Apostoli iniziano così: "Quando vi mandai senza soldi, senza bagagli e senza sandali, vi è mancato qualcosa?" "Nulla", rispondono gli apostoli. Gesù prosegue: "Ora però è diverso: chi ha dei soldi li prenda; così anche chi ha una borsa. E chi non ha una spada, venda il suo mantello e ne procuri una." Termina osservando che "quello che mi riguarda sta ormai per compiersi". Allora i discepoli dissero: "Ecco qui due spade" e Gesù rispose: "Basta!". (Luca 22: 35-38)

Anche qualora si leggesse il passo alla lettera, Gesù non stava istituendo la regola per cui ogni apostolo deve portare una spada (o il portamonete o una borsa). Per gli undici, due spade erano "abbastanza". Cosa ancora più importante, molto probabilmente Gesù non stava impartendo l'ordine di avere con sè una spada, un portamonete o una borsa. Ciò che intendeva dire era che gli apostoli, dopo la Sua dipartita, avrebbero dovuto prendersi cura dei loro bisogni terreni fino a un certo punto. Il borsellino (come metafora del denaro), la borsa (che simboleggia gli abiti e il cibo) e la spada (che indicava l'autodifesa dai ladri che derubavano i viaggiatori, inclusi i missionari, negli spazi aperti fra le città) sono tutti esempi di strumenti usati per provvedere a tali necessità. Quando gli apostoli presero Gesù alla lettera, e iniziarono a mostrargli le spade, Gesù, deluso dal fatto che essi non avevano compreso la metafora, mise termine alla discussione. L'interpretazione metaforica è sostenuta dall'analisi accademica e sembra giustificare nel modo migliore l'intero discorso.

Anche se ridotto a una metafora, comunque, il passo contraddice ancora il punto di vista rigidamente pacifista. Nella metafora, la spada, come il portafogli o la borsa, viene trattata come un oggetto comune che ogni individuo dovrebbe portare con sè. Se le armi e la violenza difensiva fossero state illegittime in ogni circostanza, Gesù non avrebbe dato istruzioni agli apostoli di procurarsi una spada, nemmeno sotto forma di metafora, allo stesso modo in cui Egli non avrebbe suggerito metaforicamente alle persone di tenere delle statue di Ba'al per protezione, o che esse stuprassero, rubassero e uccidessero.

Poche ore dopo le ultime indicazioni fornite agli apostoli, quando i soldati giungono ad arrestare Gesù e Pietro taglia un orecchio a uno dei capi, Gesù lo guarisce. Successivamente dice "non fate più così! Basta!" (Luca 22: 49-51) oppure "metti via la tua spada" (Giovanni 18:10) o anche "rimetti la spada al suo posto! Perchè tutti quelli che usano la spada, moriranno colpiti dalla spada" (Matteo 26:52) (la citazione viene a volta resa come "colui che vive di spada, perirà di spada"). Gesù rimprovera poi i soldati per aver effettuato gli arresti con bastoni e spade, giacchè Egli "non stava guidando una ribellione".

Il significato più immediato di questi passi è che Gesù stava evitando interferenze col piano di Dio per l'arresto e il processo. Inoltre, invitava gli apostoli a non iniziare una rivolta armata contro la dittatura locale o gli imperialisti Romani. Gesù aveva anche già rigettato l'incitamento degli Zeloti a cominciare una guerra di liberazione nazionale.

I passaggi suggeriscono anche un divieto generale nei confronti dell'uso della spada (o di altre armi) per difesa? Non le versioni della storia raccontate in Luca e in Giovanni, ma quella di Matteo potrebbe essere letta in tale ottica. Se Matteo viene analizzato partendo dalla frase "colui che vive della spada morirà della spada", il passo è un'ammonizione che una persona che vive nella violenza (come un membro di una banda) perirà egualmente in maniera violenta. D'altra parte, una traduzione di "tutti quelli che usano la spada, moriranno colpiti dalla spada" potrebbe essere letta come una regola generale contro ogni violenza armata in qualsiasi situazione.

Il modo migliore per comprendere la Bibbia, ne converrebbe la maggioranza dei teologi, non è guardare ai passi isolati, ma studiarli attentamente nel contesto della Bibbia. Se la singola frase in Matteo venisse letta per indicare che sguainare la spada è sempre sbagliato, sarebbe allora difficile giustificare gli altri passi che suggeriscono che usare una spada da soldato (o detenere una spada da apostolo) non è illegittimo.

Se si guardasse al passo di Matteo nel contesto della Bibbia, quindi, lo si interpreterebbe come un avvertimento contro la violenza come modo di vivere anzichè come un bando totale alla violenza difensiva. Un documento del 1994 prodotto dal Pontificio Consiglio Vaticano per la Giustizia e la Pace afferma: "In un mondo segnato dal male e dal peccato, il diritto alla legittima difesa mediante armi esiste. Questo diritto può diventare un serio dovere per coloro che sono responsabili delle vite di altri, per il bene comune della famiglia o della comunità civile". Il documento nota che il "diritto" alla difesa armata "è complementare al dovere di fare tutto il possibile per ridurre al minimo, e quindi eliminare, le cause della violenza".

La Chiesa Cattolica nomina santi (tra le altre ragioni) coloro le cui vite sono considerate degne di studio e di emulazione. Il 27 febbraio si celebra la festa di San Gabriele Possenti. Secondo il One year book of Saints, da giovane, nell'Italia del 19esimo secolo, Francesco Possenti era considerato il miglior sarto della città, un "superbo cavaliere" e un "eccellente tiratore". Si era ammalato gravemente due volte durante gli anni scolastici, promise di donare la sua vita a Dio se fosse guarito, ma dimenticò la sua promessa. Un giorno, in Chiesa, Possenti notò un vessillo di Maria. Percepì che i Suoi occhi guardavano direttamente a lui, e sentì le parole "mantieni la tua promessa". Possenti entrò immediatamente a far parte di un ordine monastico, acquisendo il nome di Fratello Gabriele.

L'episodio principale a cui è legato il nome di Gabriele fu questo: "Un giorno d'estate poco più di cent'anni fa, una figura magra in una tonaca nera [Possenti] affrontò una banda di mercenari in una cittadina del Piemonte. Aveva appena disarmato uno dei soldati che stava aggredendo una ragazza, aveva affrontato il resto della banda senza timore, quindi li cacciò dal villaggio in punta di pistola....Quando i mercenari di Garibaldi discesero rapidamente l'Italia saccheggiando i villaggi, Fratello Gabriele mostrò che tipo d'uomo era battendosi con loro, lasciandoli di stucco con la sua abilità nel tiro e salvando il piccolo paese in cui si trovava il suo monastero".

"La stupefacente abilità nel tiro" di San Gabriele Possenti si manifestò dopo che egli aveva disarmato un soldato. Il comandante dei mercenari disse a Possenti che ci sarebbe voluto più di un monaco con una pistola per riuscire a cacciarli. Il santo indicò ai mercenari una lucertola che stava correndo per la strada. Possenti sparò direttamente in testa all'animale, e in quel momento i soldati ritennero che la prudenza fosse la strategia migliore; obbedirono agli ordini di Possenti di spegnere i fuochi che avevano appiccato e di restituire le proprietà che avevano sottratto. Abbandonarono quindi il villaggio e non si sentì più parlare di loro.

La legge ebraica giunge alle stesse conclusioni del Pontificio Consiglio Vaticano: "Se qualcuno vuole ucciderti, alzati e uccidilo prima tu", ordina il Talmud. Gli astanti sono egualmente obbligati ad uccidere coloro che stanno tentando uno stupro. Come spiega George Fletcher della Columbia University, se esiste un dovere all'autodifesa, il dovere di difendere gli altri è visto come prioritario.

La prospettiva per cui la resistenza violenta a un'aggressione è negativa in sè presenta implicazioni problematiche: Patrick Henry e gli altri padri fondatori avevano torto nell'invocare la resistenza armata contro le Giubbe rosse britanniche; gli ebrei che guidarono la rivolta contro Hitler nel Ghetto di Varsavia erano immorali; le vittime di Jeffrey Dahmer avrebbero sbagliato nell'usare un'arma per difendersi; San Gabriele Possenti era l'esempio perfetto del male; Abramo non avrebbe dovuto salvare il suo nipote rapito; e i poliziotti che sparano per proteggere gli innocenti sono peccatori.

Consideriamo la situazione di una madre in un quartiere violento di Los Angeles, pochi istanti dopo che un assassino psicopatico evaso è penetrato in casa sua. La donna ha ottime ragioni per credere che l'invasore stia per massacrare i suoi tre bambini. Se la donna non sparerà con la sua .38 special, i suoi figli saranno morti prima che arrivi la polizia. E' più importante l'obbligo morale in quanto donna di sussurrare che "la violenza genera violenza" e tenere la propria pistola nel cassetto mentre i bambini muoiono oppure il dovere morale in quanto madre di salvare i suoi figli e fare fuoco contro l'intruso?

L'idea che la vita sia dono di Dio e che permettere la distruzione gratuita della propria esistenza (o della vita di qualcuno di cui ci prendiamo cura) equivale ad insolenza non è affatto nuova. Come recita un sermone di Filadelfia del 1747: "Colui che permette che gli venga tolta la vita per mano di chi non l'autorità per tale gesto, anche quando avrebbe potuto preservarla difendendosi, incorre nella colpa del suicidio poichè Dio gli ha ordinato di non rinunciare alla sua vita, ed anche la Natura insegna ad ogni creatura a proteggere sè stessa".

A prescindere dai disaccordi su altri argomenti, filosofi giusnaturalisti come Blackstone, Montesquieu, Hobbes e Locke, che hanno fornito i fondamenti intellettuali della Rivoluzione Americana, vedevano l'autodifesa come "la prima legge di natura", dalla quale potevano essere dedotti molti altri principi.

Come scrisse il grande Louis Brandeis della Corte Suprema: "Avremo perso qualcosa di vitale ed inestimabile il giorno in cui lo stato ci negherà il diritto a ricorrere alla forza...."

I principali studiosi di diritto penale del 19esimo secolo hanno evidenziato un punto meno filosofico: le vittime proteggono l'intera comunità quando uccidono un pericoloso malvivente invece di lasciarlo libero di derubare altri.  Allo stesso modo, Frederick Pollock ha sintetizzato così le opinioni di James Bishop e Sir James Stephens: "La resistenza repentina e decisa contro un'aggressione violenta non è solo una cosa che dev'essere tollerata....come un male necessario [ma è] un giusto e sacrosanto" diritto. Un bravo cittadino attaccato ha il "dovere morale" di usare tutta la forza necessaria per fermare o rendere perlomeno inoffensivi i delinquenti invece di sottomettersi o indietreggiare.

Janet Powell, dell'Anti-Gun Lobby Incorporated australiana, afferma che una persona non dovrebbe mai usare un'arma per autodifesa, a causa del dovere verso la comunità. Ma che razza di comunità preferirebbe, al torto subito da un deliberato aggressore, che un membro di essa venisse danneggiato?

John Crook, il direttore di Gun Control Australia, ha affermato che ogni donna che desidera difendere sè stessa con un'arma è "egoista". Ma uno studio di Psichology Today sui "Buoni Samaritani" che sono andati in aiuto di vittime di crimini violenti ha scoperto che l'81% di essi possiede armi e alcuni le portano in automobile. Hanno familiarità con la violenza, si sentono capaci di affrontarla e non ritengono che verranno feriti se coinvolti". Queste persone sono forse esseri egoisti, inferiori?

Dopo aver esaminato la Bibbia diverse volte, non riesco ancora a trovare parti in cui Dio (o semplicemente un profeta minore) appoggia un periodo di attesa per una pistola, il one-gun-a-month (un provvedimento che rende illegale acquistare più di una pistola presso un rivenditore autorizzato per un periodo di trenta giorni) o qualsiasi altro elemento che anima le litanie delle lobby anti-armi o dei gruppi religiosi che le appoggiano. (Non v'è comunque chiaramente nulla nella Bibbia che implica che vi sia qualcosa di immorale in queste proposte)

Ma l'idea che il pacifismo, di fronte a un'offesa violenta contro la propria famiglia o sè stessi, sia un imperativo morale che dev'essere fatto rispettare dallo stato non è solo debole, bensì anche contraria al senso comune e alla tradizione religiosa occidentale. Rendere illegale per i cittadini il possesso di armi per la difesa dell'abitazione e della famiglia potrebbe essere o no una buona idea da un punto di vista criminologico - ma non è certamente opera di Dio.

 

http://www.davekopel.com/2A/Mags/oprelign.htm


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